Morti bianche, la ripresa dei problemi nella sicurezza sul lavoro

Sicurezza sul lavoro – Una vergogna per il Paese

Dopo anni di calo, in Italia ci ritroviamo di fronte alla risalita del numero delle vittime causate dalla scarsa, ed a volte inesistente, sicurezza sul lavoro.
Si parla del 5,2% di aumento di vittime ed infortuni nei primi sette mesi dell’anno. Non appena l’economia segna una ripresa ecco che si ricominciano a sentire notizie sconfortanti che riguardano le cosiddette “morti bianche”.

Questo è un problema che va decisamente risolto ed anche alla svelta, perché troppe persone hanno perso la vita in questo modo assurdo, ovvero mentre si svolge il proprio lavoro. Ogni giorno avvengono almeno 2 o 3 incidenti gravi nei posti di lavoro, specialmente riguardanti gli over 60 che per via delle nuove riforme pensionistiche sono più richiesti dalle aziende.
Ma il nostro Paese mette davvero in sicurezza I lavoratori Oppure finge di prendere provvedimenti ma continua a non occuparsene realmente?

Precauzioni ed informazione

Per molti anni si era fatta grande pubblicità sulla prevenzione e soprattutto sui controlli nelle fabbriche e nei cantieri, ma durante la crisi tutto si era improvvisamente fermato. Adesso che l’economia segna una ripresa e finalmente si ricomincia a lavorare, tutti coloro che sono stati disoccupati per tanti anni accettano qualsiasi tipo lavoro, senza preoccuparsi di chiedere troppe informazioni al proprio datore.
Insomma si accetta di lavorare e basta, sperando che non accada nulla di tremendo. Non dovrebbe essere così, perchè i lavoratori hanno il diritto di lavorare in totale sicurezza e a non dover rischiare ogni giorno la propria vita.

Bisogna fare dei corsi seri sulla sicurezza del lavoro e ci vogliono degli altrettanto seri controlli nei vari cantieri, nelle fabbriche, nei capannoni. Bisogna assicurarsi che vi siano le giuste precauzioni per tutti quegli operai che svolgono dei lavori pericolosi.

Per maggiori dettagli puoi visionare http://www.scuolasicurezza.it/

Le morti “invisibili”

Le chiamano morti bianche proprio perché sono delle morti invisibili, delle morti che vengono nascoste nell’ombra, dei decessi che non dovrebbero nemmeno accadere, perchè un padre di famiglia dovrebbe tornare a casa la sera dalla propria moglie e dai figli dopo una giornata di lavoro.
In tutta Italia da nord a sud ogni giorno qualche operaio muore schiacciato da una pressa, stritolato da un macchinario o precipita dal tetto di un capannone.
Per rendere l’idea, parliamo di numeri: da Gennaio a Luglio 2017 sono stati denunciati ben 380.236 incidenti sul lavoro.

Queste sono le statistiche dell’Inail (Istituto nazionale che si occupa dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali). Rispetto all’anno scorso ci sono stati circa 591 vittime, esattamente 29 morti in più che hanno segnato la ripresa dei problemi nella sicurezza del lavoro.
Per fermare questo questa strage bisogna innanzitutto aumentare la conoscenza, l’informazione e la prevenzione.

Ripresa economica

Naturalmente con la crisi economica il numero di morti si è notevolmente ridotto perché non c’era più la possibilità di lavorare per molti operai.
Proprio perché siamo un Paese in ripresa dovremmo mettere al primo posto la sicurezza e non portare ad un numero sempre più alto le vittime degli incidenti sul lavoro. La crescita degli infortuni si è registrata soprattutto nelle aree del Nord, quelle più produttive e con il numero maggiore di industrie (Lombardia, al primo posto).

L’aumento delle morti bianche non è dato soltanto dal fatto che l’Italia sia in ripresa economica, ma purtroppo c’è un altro fattore da sottolineare. Le aziende hanno iniziato a assumere sempre più over 60, quindi l’età avanzata dei lavoratori porta ad un rischio maggiore di infortuni, per via di riflessi e lucidità che vengono pian piano a mancare.

Si investe poco nei sistemi di prevenzione e molto su tutti quei padri di famiglia che iniziano ad avere una certa età. Molti di loro sono disperati e hanno bisogno assolutamente di lavorare non preoccupandosi cosi dei rischi ai quali vanno incontro. Poche ispezioni e pochi controlli pubblici, corsi di scarsa qualità molto spesso impartiti a distanza fanno della nostra politica antinfortunistica un elemento su cui lavorare in quanto ancora molto debole.

Indennizzi e registrazioni dei contratti

La ripresa dei problemi sulla sicurezza sul lavoro inizia proprio da questo, dalla leggerezza e dalla superficialità che porta i datori di lavoro a non interessarsi dei rischi che il proprio lavoratoresvolge sul posto di lavoro.

Un altro fattore importante da tenere presente è il fatto che tutte queste vittime invisibili non ricevono alcun indennizzo da parte dell’Inail.
Per ottenere la metà della retribuzione bisogna dimostrare che l’infortunio sia avvenuto sul posto di lavoro o che sia comunque legato al lavoro che si stava svolgendo e che l’operaio fosse iscritto all’Inail prima di morire.
Le statistiche dicono che solo il 65% dei casi denunciati vengono riconosciuti, questo vuole dire che il restante 35% sparisce nel nulla.

Moltissimi purtroppo non sono iscritti all’Inail oppure lavorano senza alcun tipo di contratto, (in nero) quindi non risultano da nessuna parte come tutti quei pensionati schiacciati dai trattori nelle campagne.
Dovrebbe nascere un ente pubblico che si occupi di registrare tutti gli infortuni sul lavoro e non soltanto di coloro che risultano registrati all’Inail.