Fisco, Come Pagano le Tasse gli Italiani

Le tasse e gli italiani all’estero: i conti con il Fisco non sono mai chiusi

Aver lasciato l’Italia non necessariamente comporta anche l’aver lasciato il Fisco italiano, tra i più scrupolosi e attenti al mondo sia agli italiani in Patria che a quelli fuori. Ovviamente, le situazioni di coloro che decidono di lasciare l’Italia per un futuro migliore (o peggiore) sono tante e bisogna considerarli tutte una a una.

In linea generale, però, è sempre necessario pagare delle tasse generiche, come le imposte sui redditi generati oltre il confine. I guadagni generati in un altro Stato vanno specificati nella dichiarazione dei redditi italiana, ancor oggi obbligatoria anche per quei cittadini che lasciano l’Italia.

Ma solo se non si è iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’esterno (l’Aire), un ente creato appositamente per controllare gli italiani che abitano all’estero. Nel 2016 ha raggiunto (e superato) la soglia di 5 milioni d’italiani che hanno deciso di abbandonare il Bel Paese. Di questi circa la metà è rimasta nell’Europa, mentre un po’ meno del 50% degli italiani ha preferito le destinazioni extraeuropee. Per approfondire puoi visionare www.anee.it/fisco-e-leggi/

La regola generica per il fisco

La regola generale per i lavoratori italiani all’esterno è stata pubblicata dall’Agenzia delle Entrate e obbliga tutti gli italiani residenti all’esterno e non iscritti all’Aire di agire come se fossero residenti in Italia. Quindi gli italiani all’estero devono pagare le imposte sui redditi, indipendentemente da dove questi sono prodotti. Inoltre è obbligatorio presentare la dichiarazione dei redditi.

Se ci si dimentica di presentare la dichiarazione dei redditi oppure non si indichino i redditi generati in Paesi diversi dall’Italia, al lavorare non spetterà il diritto di detrarre le imposte pagate fuori. A questo si aggiungono le varie penalità che l’Agenzia delle Entrate potrebbe applicare su tutti coloro che non rispettano le regole.

Ovviamente, se si è all’estero in pianta fissa e difficilmente si tornerà in Italia a breve termine, la cosa potrebbe non essere preoccupante. Tuttavia, se ci sono in programma dei viaggi in Italia allora è meglio attenersi alle regole e presentare la dichiarazione dei redditi per evitare dei brutti inconvenienti.

Chi è fiscalmente residente nello Stato Italiano?

Oltre a preoccuparsi di emanare le regole per stabilire il controllo sul fisco degli italiani residenti all’estero, l’Agenzia delle Entrate ha anche emanato ben 3 indizi per catalogare quelli che sono fiscalmente residenti nello Stato Italiano.

Per legge sono fiscalmente residenti in Italia quelle persone che per un minimo di 183 giorni all’anno risultano iscritte all’Anagrafe comunale della popolazione italiana. Inoltre devono avere in Italia la residenza o il domicilio, nonché i mezzi di sostentamento utili per la vita (come un’abitazione).

Infine, salvo a prova contraria questi cittadini devono essersi trasferiti in uno Stato a fiscalità privilegiata, un paradiso fiscale. Se è esclusa almeno una delle condizioni, il cittadino non potrà affatto considerarsi come un residente fiscale in Italia e potrà venire meno alle limitazioni imposte dall’Agenzia delle Entrate.

Dove ci sono più italiani all’estero?

La maggioranza degli italiani ha preferito abbandonare l’Italia, ma non l’Europa. Così è possibile contare ben 2 milioni 685 mila italiani in altri Paesi dell’Europa. Molti, però, hanno preferito andare Oltreoceano, per stabilirsi nell’America Latina. Qui è possibile trovare 1 milione e 559 mila italiani.

L’America Nord è decisamente meno apprezzata come destinazione: negli USA, nel Messico e in Canada abita appena mezzo milione di nostri connazionali. Ancora meno, circa 300 mila italiani, abitano in Asia, Africa, Antartide e Oceani. Il tutto per circa 5 milioni di cittadini italiani che hanno preferito trovare un’altra destinazione ai problemi del Bel Paese.

Iscrizione all’Aire: le regole

L’Agenzia delle Entrate chiarisce che un cittadino italiano che trasferisce la propria residenza dall’Italia in un Paese all’esterno ha al massimo 90 giorni di tempo per iscriversi all’Aire. Quest’ultimo è aperto presso ogni consolato italiano competente per il territorio di destinazione.

L’iscrizione all’Aire, però, ha sia dei punti vantaggiosi, che dei contro abbastanza “pesanti”. Iscrivendosi presso questo ente sarà possibile usufruire di molti servizi forniti dal consolato. Servizi che altrimenti sarebbero inaccessibili, come il rilascio del certificato anagrafico o di quello di residenza, il rinnovo della patente o del passaporto.

D’altro canto, iscrivendosi all’Aire si perde il diritto all’assistenza sanitaria basilare in Italia, ma resta quello dell’assistenza sanitaria di carattere urgente. In caso di violazioni dell’obbligo di dichiarazione era possibile legalizzarlo grazie alla norma disclosure-bis, ora chiusa.

Chiunque vorrà fuggire dal Fisco dello Stato Italiano semplicemente grazie alla residenza all’estero potrà essere, quindi, comunque soggetto a penalità di vario genere.