Consulta, no referendum sull’articolo 18

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Non ci sarà alcun referendum all’articolo 18, ma ci sarà su voucher e su appalti. Una decisione amara quella presa dalla Corte Costituzionale, che ha bocciato la possibilità di referendum sul più importante dei quesiti proposti dalla Cgil: quella sulla possibilità di modificare l’articolo 18, che in caso di licenziamento senza giusta causa del lavoratore prevede non la reintegrazione nel posto di lavoro ma solamente un indennizzo. La legge prevede che gli italiani potranno votare sul trema fra il 15 aprile ed il 15 giugno.



Ieri mattina all’udienza della Consulta erano presenti 13 giudici su 14. Dopo aver ascoltato gli avvocati del comitato promotore, i giudici si sono riuniti in camera di consiglio. Un’ora per emettere la sentenza: una sentenza già attesa, l’immodificabilità dell’articolo 18 nella parte fondamentale, quesito che secondo l’avvocatura dello Stato era ‘manipolativo’ e che in sostanza avrebbe inferto un duro colpo al Jobs Act di Renzi. Poletti, ieri, ha negato che tale vittoria del Governo possa essere considerata una vittoria sulla Cgil perché, ha commentato ‘non abbiamo ingaggiato gare con nessuno’.

Il vicesegretario PD Guerini ha espresso ‘soddisfazione e rispetto’ per la pronuncia. ‘In questo modo il percorso di riforma del mercato del lavoro può proseguire senza cesure’ ha sostenuto. La Lega invece ha protestato contro ‘una sentenza politica, gradita ai poteri forti e al governo’. Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, ha detto che comunque verrà valutato il ricorso alla Corte Europea dei diritti e comunque si attende la motivazione della decisione della Consulta sul famoso articolo 18.




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